Vite telematiche. Quando la realtà è migliore della fantasia

| di Mirko Mugnani
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Attraverso Cellulari, Tablet, Smartphone e Videogiochi, ogni giorno stiamo interconnessi ad internet, un particolare mondo fatto di bit ed informazioni.

Le recenti piattaforme nate per la socializzazione, Facebook e Twitter in primis, non sono altro che rappresentazioni della realtà sociale, che ci accompagnano e con cui ci interfacciamo da tutta la vita.

Consideriamo, ad esempio, le nuove amicizie che nascono o si consolidano durante gli anni scolastici e universitari, o più semplicemente all’interno del contesto lavorativo.
E’ un ambito, sotto certi aspetti, denso di significato e fortemente caratterizzato dalle persone che lo costituiscono.

Prendiamo in considerazione, in linea di massima, un bar.
Al suo interno, per forza di cose, si vengono a creare delle relazioni, ossia dei legami deboli; Il cliente che parla con il barista, i frequentatori della struttura che discutono tra loro rappresentano tutti momenti di socializzazione, più o meno positiva.
Una socializzazione che porta a conoscersi, e a confrontarsi con più di una persona differente da nostro essere.

Naturalmente, tutto questo, è fonte di innumerevoli interconnessioni che in questo caso si dimostrano concretamente tangibili, e facilmente modificabili.
Ma le relazioni telematiche, hanno le stesse dinamiche di quelle fisiche?
In linea di massima sì, ma si dimostrano costantemente influenzate dai media che le processano.
Se per esempio ci relazioniamo con una persona attraverso il web, noi stessi avremo un comportamento differente, rispetto ad un nostro stesso incontro avvenuto in un luogo fisico e terreno. Questo perchè, il contatto umano, ha degli effetti uniformi e totalmente tangibili.

Se analizziamo le conseguenze di una stretta di mano, di un abbraccio, o di una parola fatta di persona, noteremo che questa ha un impatto molto più forte di una frase scritta al computer o con il telefonino.

Questo perché, il contatto visivo diretto, ha un effetto molto più radicato nel nostro modo di interfacciarci con il prossimo.
Se ad esempio, guardiamo una persona e parliamo contemporaneamente con lei, si verrà a creare un contatto visivo e relazionale ex-novo. Una condizione sistemica, che non può essere paragonata ad una chat o ad una “videoconferenza”. E’ per tali motivazioni, si può dire, che la relazionalità telematica non potrà mai sostituire il rapporto diretto fra le persone, ma è e sarà per sempre un surrogato dello stesso, in tutto e per tutto.

Un bacio, un saluto, sono gesti che non si possono emulare, nemmeno con il più sofisticato dei computer.

Mirko Mugnani

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